Che
spettacolo inqualificabile! Mentre l’ex direttore dell’Arpab
decide di esercitarsi nelle chiamate di correo, scatta il consueto
“io non sapevo, io non c’ero e se c’ero ero distratto”.
Tra
i primi ad esercitarsi nel gioco di società più giocato nei palazzi
regionali e provinciali, l’ex assessore all’ambiente, il piddino
Santochirico. Si, avete capito bene, proprio lui, quello che sul
Pertusillo ebbe la faccia tosta di parlare di procurato allarme. Il
povero Santochirico dice di non essere stato informato dagli uffici
del dipartimento ambiente fino al marzo del 2009. Davvero strano che
di fronte alla gravità di una situazione, che pur viene segnalata
dall’Arpab a partire dal 2007, per due anni nessuno avverta la
necessità di informare sua eccellenza Vincenzo Santochirico. Muto,
almeno per ora, il predecessore di Santochirico, cioè Erminio
Restaino. Immaginiamo che anche lui non abbia mai avvertito la
necessità di capire e di sapere. Muto gioco forza il povero Ferrara,
che è passato a miglior vita, e muto anche il commissario e
traghettatore Andrea Freschi. Insomma, niente saccio, niente vidi e
niente sentii.
L’omertà
in via Anzio e dintorni è una virtù e si è arruolati solo dopo
aver dato prova di essere un bravo picciotto.
Il
prerequisito per far carriera è quello di essere ricattabili. Tutti
assieme appassionatamente come dannati in una barca.
In
tutta questa manfrina, in questo uagliù facimm ammuina, tutti
sembrano aver dimenticato che la Basilicata è una delle 5 regioni
che hanno fatto guadagnare all’Italia una condanna da parte della
Commissione Europea per violazione della direttiva
2008/1/CE(sostitutiva direttiva
96/61/Ce).
Parliamo di una direttiva che impone una
autorizzazione per tutte le attività industriali e agricole che
presentano un notevole impatto inquinante. L’AIA, tanto per
intenderci.
Il
bello è che traccia di questa condanna la rinveniamo in una
determina dirigenziale della Regione Basilicata datata maggio 2011.
In essa vengono stanziati 150mila euro per rapporti di collaborazione
necessari a lavorare sul fronte del mancato rilascio delle
autorizzazioni integrate ambientali. Si potrebbe dire: oltre al danno
la beffa.
Ma
del resto come avrebbero potuto rilasciare l’Aia con i dati
dell’inquinamento di cui certamente erano a conoscenza?
Veleni
industriali e politici, veleni di regime figli dell’antidemocrazia
e dell’assenza di Stato di diritto.
Abbiamo
sete di verità, fame di legalità e ci auguriamo che finalmente
qualcuno si assuma una qualche responsabilità. Che qualcuno
perlomeno chieda scusa.
