Il Csail-Comitato promotore Indignati Lucani si costituirà parte civile nel processo che farà seguito all’inchiesta della Procura di Milano per corruzione internazionale nei confronti di dirigenti dell’Eni, mediatori, titolari di società di ingegneria e costruzioni, per il “filone” che riguarda Tempa Rossa. Lo annuncia il presidente del Comitato Filippo Massaro sostenendo che “le popolazioni del Sauro e della Val d’Agri non possono tollerare che le briciole delle attività di idrocarburi restino in Basilicata mentre dopo gli ingenti guadagni di Eni e Total, faccendieri e speculatori realizzino ulteriori e fortissimi profitti, in modo illecito, sfuggendo ai controlli statali e delle direzioni ed amministrazioni delle stesse società petrolifere. Anche se per ora le notizie sono piuttosto ridotte e sono riconducibili ad intercettazioni telefoniche di un manager di Saipem, quello che ci colpisce – dice Massaro – è il metodo affaristico che è lo stesso attuato in Iraq, Kuwait e Kazakhstan dove le mazzette e le corruzioni sono il “segreto di Pulcinella”. Dunque anche la Basilicata viene considerata terra fertile per affari di petrolieri e lestofanti faccendieri degli idrocarburi,come “nuova Nigeria d’Italia”. E’ una situazione intollerabile che offende dignità e coscienza morale e civile della nostra gente e che dovrebbe provocare una reazione della massima istituzione regionale e di tutto il mondo politico, imprenditoriale e sociale. Purtroppo, invece, non si registra, a quanto ci risulta, alcuna presa di posizione almeno per ribadire che in Basilicata nessuno è disponibile a chiudere un occhio sull’ “affare petrolio”. Quanto ai manager di Eni, Saipem e società del gruppo – a pare del Csail-Comitato promotore Indignati Lucani – non è sufficiente che si dichiarino estranei ai fatti contestati ed isolino le cosiddette “male marce”. Piuttosto devono interrogarsi su quali strumenti anti-corruzione e anti-legalità sono in grado di attuare per prevenire casi che nei Paesi in via di Sviluppo sono considerati “normali”. Noi, da indignati di fronte all’illegalità che si rafforza intorno allo sfruttamento delle nostre risorse naturali, non solo non chiudiamo nessun occhio ma chiameremo le organizzazioni ambientaliste e i comitati civici e popolari ad esercitare quella vigilanza che evidentemente il Governatore-sceicco De Filippo ritiene inutile, nonostante non sia questa la prima inchiesta che riguarda il petrolio lucano, di cui si continua ad ignorare, forse volutamente, l’effettiva estrazione per la mancanza di contatori tecnologicamente avanzati e oggettivamente leggibili e per quali motivi il greggio attraverso l’oleodotto Viggiano-Taranto sbarchi in Turchia. Il Governatore, se è in grado di governare meglio, farebbe bene ad aprire gli occhi”.

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