L’Operazione prende il nome da Tèrsite, un personaggio dell’Iliade di Omero, famoso per la sua
codardia e simbolo dell’antieroe che non rispetta le regole, non si attiene al codice d'onore degli eroi e
delle persone valorose. Tali caratteristiche negative richiamano la fattispecie delittuosa che ha dato
origine alle indagini: gli scavi clandestini finalizzati alla profanazione delle sepolture millenarie per
impossessarsi del prezioso contenuto delle tombe, senza rispettare il valore simbolico del corredo
funerario e senza preoccuparsi di recuperare i beni sepolti non arrecando loro nessun danno.
L’indagine ha inizio nel mese di dicembre 2010, sotto la direzione dell’A.G. di Taranto ed è
nata dalla segnalazione di scavi clandestini nelle aree di interesse archeologico della provincia di
Taranto. Si è basata su attività di P.G. sul territorio, attività tecniche e controllo diretto delle aree
interessate. L’evoluzione investigativa, che ha confermato un’intensa attività illecita di trafugamento
di beni archeologici, ha consentito di individuare, anche in flagranza di reato, alcune squadre di
tombaroli che eseguivano gli scavi clandestini spesso nottetempo e si è scoperto che, purtroppo, altre
aree archeologiche della provincia di Matera erano oggetto della condotta criminosa: oltre a
Castellaneta e Laterza, quindi, anche Metaponto e Montescaglioso. I beni archeologici appartenenti al
patrimonio indisponibile dello Stato e sottratti dalle aree protette pugliesi e lucane, giungevano ai
ricettatori tramite l’intermediazione di “personaggi locali”, in contatto diretto con i tombaroli. Questi
ultimi, pur di reperire il materiale da rivendere, non si facevano scrupolo di utilizzare escavatori per
tracciare trincee lunghe metri, rivoltando la terra per individuare le tombe da saccheggiare. I pesanti
lastroni in pietra, posti a loro protezione, venivano frantumati, causando spesso anche il
danneggiamento dei delicati recipienti in ceramica, riccamente decorati, contenuti nelle tombe,
connessi con l’offerta simbolica di cibi e bevande. Le squadre di tombaroli potevano anche contare su
sofisticati metal detector che consentivano di individuare oggetti metallici di ornamento personale
quali anelli, bracciali, fibbie, medaglie oppure monete, molto ricercate e richieste dai collezionisti.
Oltre alle necropoli venivano saccheggiate anche le aree dove sorgevano antiche città.
Risultano coinvolte 47 persone, responsabili a vario titolo di ricettazione, violazione in materia
di ricerche archeologiche ed impossessamento illecito di beni appartenenti al patrimonio dello Stato. A
riscontro e conclusione dell’attività d’indagine, nei giorni scorsi sono state eseguite 50 perquisizioni
personali e locali in 21 Comuni distribuiti nelle province di Taranto, Brindisi, Lecce, Potenza, Matera,
Chieti, Cosenza, Arezzo, Napoli e Roma e sono stati recuperati 2.298 beni archeologici.
In particolare:
− Monete 1241 (di cui 66 in arg. e 1 in oro)
− Reperti archeologici in ceramica (olle,
askos, sphagheion, epichysis,oinochoe, ecc
del VI - IVsec. a.C)
29
− Reperti archeologici frammentati 25
− Oggetti in metallo quali pendenti, anelli,
medaglie (alcuni in oro) 117
− Fibule in metallo 6
− Pesi da telaio in terracotta e metallo 39 (di cui 17 in metallo)
− Selci 334
− Fossili 26
− Spada antica in ferro 1
− Statuetta in bronzo 1
− Metal detector 13
− Frammenti in metallo 57
− Frammenti in terracotta 311
− Frammenti ossei 6
− Foto e documenti utili alle indagini 91
− TOTALE 2298

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