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mercoledì 6 luglio 2011

Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.Nucleo di Bari.OPERAZIONE “TERSITE”.



L’Operazione prende il nome da Tèrsite, un personaggio dell’Iliade di Omero, famoso per la sua 
codardia e simbolo dell’antieroe che non rispetta le regole, non si attiene al codice d'onore degli eroi e 
delle persone valorose. Tali caratteristiche negative richiamano la fattispecie delittuosa che ha dato 
origine alle indagini: gli scavi clandestini finalizzati alla profanazione delle sepolture millenarie per 
impossessarsi del prezioso contenuto delle tombe, senza rispettare il valore simbolico del corredo 
funerario e senza preoccuparsi di recuperare i beni sepolti non arrecando loro nessun danno.  
L’indagine ha inizio nel mese di dicembre 2010, sotto la direzione dell’A.G. di Taranto ed è 
nata dalla segnalazione di scavi clandestini nelle aree di interesse archeologico della provincia di 
Taranto. Si è basata su attività di P.G. sul territorio, attività tecniche e controllo diretto delle aree 
interessate. L’evoluzione investigativa, che ha confermato un’intensa attività illecita di trafugamento 
di beni archeologici, ha consentito di individuare, anche in flagranza di reato, alcune squadre di 
tombaroli che eseguivano gli scavi clandestini spesso nottetempo e si è scoperto che, purtroppo, altre 
aree archeologiche della provincia di Matera erano oggetto della condotta criminosa: oltre a 
Castellaneta e Laterza, quindi, anche Metaponto e Montescaglioso. I beni archeologici appartenenti al 
patrimonio indisponibile dello Stato e sottratti dalle aree protette pugliesi e lucane, giungevano ai 
ricettatori tramite l’intermediazione di “personaggi locali”, in contatto diretto con i tombaroli. Questi 
ultimi, pur di reperire il materiale da rivendere, non si facevano scrupolo di utilizzare escavatori per 
tracciare trincee lunghe metri, rivoltando la terra per individuare le tombe da saccheggiare. I pesanti 
lastroni in pietra, posti a loro protezione, venivano frantumati, causando spesso anche il 
danneggiamento dei delicati  recipienti in ceramica, riccamente decorati, contenuti nelle tombe, 
connessi con l’offerta simbolica di cibi e bevande. Le squadre di tombaroli potevano anche contare su 
sofisticati metal detector che consentivano di individuare oggetti metallici di ornamento personale 
quali anelli, bracciali, fibbie, medaglie oppure monete, molto ricercate e richieste dai collezionisti. 
Oltre alle necropoli venivano saccheggiate anche le aree dove sorgevano antiche città.  
 Risultano coinvolte 47 persone, responsabili a vario titolo di ricettazione, violazione in materia 
di ricerche archeologiche ed impossessamento illecito di beni appartenenti al patrimonio dello Stato. A 
riscontro e conclusione dell’attività d’indagine, nei giorni scorsi sono state eseguite 50 perquisizioni 
personali e locali in 21 Comuni distribuiti nelle province di Taranto, Brindisi, Lecce, Potenza, Matera, 
Chieti, Cosenza, Arezzo, Napoli e Roma e sono stati recuperati 2.298 beni archeologici.  
In particolare: 
  Monete  1241 (di cui 66 in arg. e 1 in oro) 
  Reperti archeologici in ceramica (olle, 
askos, sphagheion, epichysis,oinochoe, ecc  
del VI - IVsec. a.C) 
29  
  Reperti archeologici frammentati 25  
  Oggetti in metallo quali pendenti, anelli, 
medaglie (alcuni in oro) 117  
  Fibule in metallo 6  
  Pesi da telaio in terracotta e metallo 39 (di cui 17 in metallo) 
  Selci 334  
  Fossili 26  
  Spada antica in ferro  1  
  Statuetta in bronzo 1  
  Metal detector 13  
  Frammenti in metallo 57  
  Frammenti in terracotta 311  
  Frammenti ossei 6  
  Foto e documenti utili alle indagini  91  
  TOTALE 2298  


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