“Anche se il parco del Castello non è ancora del tutto completato abbiamo deciso di consegnare alla città questa parte già pronta cogliendo l’occasione della manifestazione Matera per Pasolini”. Lo afferma il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, in relazione all’apertura del Parco del Castello. “Si tratta di un altro gioiello che va ad arricchire il prezioso mosaico dei parchi cittadini. In queste ore – ha aggiunto il sindaco – siamo impegnati a risolvere il problema della loro gestione che è fondamentale per assicurare una concreta attività di controllo e di manutenzione. Nel frattempo abbiamo fatto istallare telecamere a circuito chiuso sia in questo parco che al Parco dei Quattro Evangelisti. Il Parco del Castello, quando sarà interamente completato diventerà un importantissimo punto di riferimento per la città e per i turisti, ma dovrà anche diventare un luogo straordinario di animazione e, soprattutto, di produzione culturale”.
Il nuovo “Parco del Castello” finalmente e splendidamente ristrutturato dopo un’attesa durata troppi anni, la cittadinanza onoraria al prof. Enrique Irazoqui il Gesu’ nel capolavoro di Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”, le foto di Domenico Notarangelo che immortalarono quel set nei Sassi, testimonianza delle ultime settimane, l’artista Antonio Andrisani che inanella successi con il cortometraggio “Stand by me”; a mio avviso la chiave di lettura passa per una sola parola, protagonismo: s’impone finalmente un nuovo protagonismo del nostro territorio, della città materana e delle sue “eccellenze” a riscoprire un glorioso passato per una maggiore presa di coscienza del presente e futuro della comunità.
L’arte ha restituito dignità a queste terre, aprendo le nostre frontiere al mondo e regalando preziose opportunità di crescita e di notorietà; la cinematografia, che ha già proiettato gli antichi rioni Sassi e l’intera Basilicata ad una rivalutazione artistica e storica in cui nessuno avrebbe mai potuto crederci, può soprattutto in futuro rappresentare una nuova possibilità di riscatto delle generazioni che verranno.
Ci credette il grande Pasolini più di quarant’anni fa, il nostro Domenico Notarangelo ebbe l’intuizione “fotografica” di consegnare per sempre alla storia quella esperienza al seguito del grande regista, che a suo dire, cambiò la sua vita; ci ha creduto e ci credono molti attori lucani tra i quali merita menzione Antonio Andrisani che ha “costruito” in questa terra la sua cabina di regia: in mezzo a tante oggettive difficoltà ha messo su in questi ultimi dieci anni cantieri di iniziative lodevoli, contenitori culturali, concorsi e rassegne di cortometraggi; oggi gli addetti ai lavori gli riconoscono meriti e clamori con l’interpretazione nella produzione “Stand by me” diretto dal giovane Giuseppe Marco Albano, anche lui lucano, che si’ è aggiudicata la nomination nella cinquina ufficiale del David di Donatello come miglior cortometraggio italiano.
Sento di poter spassionatamente affermare che, a ragion veduta, ci deve credere anche l’intera classe dirigente, a tutti i livelli.
In Regione si sta confezionando il progetto “film commission” sul quale si son spese parole, tempo ed energie in polemiche che hanno disegnato i soliti “graffiti” per poi sparire in quell’oblio dal quale dobbiamo assolutamente e rapidamente uscire; nelle prossime settimane continuerò ad orientare il mio impegno a difendere la nostra terra in ogni dove ed a stimolare il Presidente e l’intero Consiglio regionale nel completare velocemente il percorso di costituzione di questa unità interdipartimentale con competenze adeguate agli obbiettivi da raggiungere, coinvolgendo, a prescindere dai ruoli, tutti i lucani che in questo particolare settore hanno dimostrato coraggio, professionalità e qualità artistiche; per scongiurare pure il ripetersi di episodi che lasciano quell’amaro in bocca (lucano del resto) e che fanno male alla nostra terra ed ai suoi uomini.
Così ho appreso, da un appello-denuncia di un altro amico attore Nando Irene che, l’iniziativa di una fiction sul brigantaggio che in queste settimane viene girata a Melfi, dove si racconta di briganti lucani, della storia della nostra terra che incrocia quella della nostra nazione (sono gli anni dell’Unita’ d’Italia), non vede nessun attore nostrano partecipare al casting.
Sui briganti e sul brigantaggio si è arenata la verità storica, non lasceremo arenare le passioni delle nostre eccellenze, di artisti che hanno professionalità e competenze già protagoniste indiscusse in Basilicata e in Italia.


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