Il dr. Luigi Bradascio, noto odontoiatra, dell’associazione Amici del
Cuore di Matera, originario di Montalbano Jonico, ha scritto al sindaco di
Montalbano Jonico Enzo De Vincenzis per chiedergli di modificare l’
intitolazione di una strada del centro storico montalbanese da via E. Cialdini
in via A. Mosetti.
Alla richiesta si è associato il dr. Vincenzo Maida, presidente del Centro
Studi Jonico DRUS e dell’associazione di volontariato sociale OIKOS.
Il dr. Bradascio ha scritto che “ sin da ragazzo ho approfondito lo studio
della Storia e più recentemente gli anni del Risorgimento italiano. Sento una
innata avversione per Enrico Cialdini, ovvero il macellaio di Pontelandolfo e
di Gaeta, le città martire del Risorgimento italiano. E macellaio di altre 36
città meridionali, Trivigno tra queste: un vero criminale di guerra. Walter
Reder, l’autore della strage di Marzabotto e Kappler, che organizzò l’eccidio
delle fosse Ardeatine, sono stati dei dilettanti nei suoi confronti. Eppure
molte strade di città e paesi del sud Italia, Montalbano incluso, sono
intitolate a questo criminale: segno evidente di come la Storia venga scritta
solo dai vincitori. Apprendo da un bellissimo articolo di Vincenzo Maida,
pubblicato sui quotidiani regionali che….” era di Montalbano Jonico uno dei
ragazzi più giovani morti nel famigerato lager piemontese di Fenestrelle, ai
confini con la Francia. Antonio Mosetti – ha scritto Vincenzo Maida- non aveva
ancora compiuto 21 anni ed era stato lì deportato per essersi rifiutato di
tradire il giuramento fatto al Re delle Due Sicilie Francesco II e di passare
armi e bagagli con l’ esercito piemontese, un raro esempio di rifiuto del
gattopardesco trasformismo, pagato con la sofferenza e la morte. A Matera è
stato giustamente inaugurato alla presenza delle massime autorità locali e
provinciali nella villa comunale, un busto in bronzo dedicato a Giambattista
Pentasuglia, l’unico lucano ad aver preso parte alla spedizione dei Mille.
Nessuno ha sentito la necessità di ricordare anche quei giovani che dall’altra
parte della barricata attestarono con la vita la fedeltà a quella che era
allora la loro Patria”.
In una società come la nostra, nella quale valori come l’onore, il rispetto
di un giuramento, la fedeltà alla propria nazione sembrano fumo nell’aria ti
chiedo di rendere pubblica questa triste vicenda e di esaltare il coraggio e la
coerenza di questo giovane montalbanese, intitolando via Enrico Cialdini a
Antonio Mosetti. Te lo chiedo a nome mio personale e di tutti i montalbanesi
che per un motivo o per un altro hanno dovuto andar via dal loro amato paese d’
origine e ti dichiaro che mi sentirei onorato se volessi permettermi di
soddisfare i costi di tale operazione. Ma voglio spingermi ancora più in là e
chiederti di osare ancora di più.
“Nel 2004 un tenace cacciatore di documenti storici, Antonio Pagano, scoprì
che a guidare l’eccidio di Pontelandolfo non fu Gaetano Negri del VI
Reggimento, “sterminatore di briganti”, poi sindaco di Milano, bensì Pier
Eleonoro Negri, “grande eroe del Risorgimento italiano, medaglia d’oro al valor
militare, due volte medaglia d’argento, pure lui del VI Reggimento. Ogni anno
il Comune di Vicenza continua a deporre una corona dinanzi alla lapide di Pier
Eleonoro Negri: in nome del popolo italiano, inclusi Pontelandolfo, Casalduini
e Campolattaro. Giustamente carcere a vita per Reder e Kappler, ma medaglia d’
oro per Negri, che come loro e più di loro fece massacrare italiani inermi per
rappresaglia. Cosa direste, se il Comune di Vicenza deponesse ogni anno una
corona di alloro sulle tombe di Reder e Kappler?” (tratto da Terroni di Pino
Aprile, pagina 64).
Se tutto questo ha un fondamento storico noi abbiamo il preciso dovere di
ristabilire la verità: ti chiedo di istituire una Commissione di studio che
approfondisca l’argomento e che chieda a nome di tutti gli Italiani al Sindaco
di Vicenza che venga abrogata l’usanza di celebrare questo assassino.
Dobbiamo farlo noi Montalbanesi, perché “la storia di oggi è ancora quella di
ieri. La nostra fu interrotta e si può riannodarla solo nel punto in cui fu
spezzata. Non si può scegliere la ripartenza che più conviene”.
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