| Omicidio Claps - E' di un cardinale il bottone vicino ad Elisa |
![]() di FABIO AMENDOLARA Il bottone rosso trovato sotto i resti di Elisa Claps, la ragazza di Potenza uccisa il 12 settembre del 1993, era parzialmente decomposto, ma il consulente tecnico della Procura di Salerno è riuscito comunque a stabilire che non era da monsignore. E che non l’aveva perso don Mimì Sabia, il parroco della chiesa della Trinità morto ultraottantenne un paio di anni fa. Quel bottone - è quello che stabilisce la perizia di 600 pagine depositata l’altro giorno dalla paleontologa Eva Sacchi dell’Università La Sapienza - l’ha perso un cardinale. Chi? Non sono tanti i cardinali che negli ultimi 20 anni hanno visitato Potenza. Coincidenza diabolica: Joseph Ratzinger è a Potenza proprio quell’anno. Un mese dopo l’omicidio di Elisa ha ritirato il «Premio Basilicata», concorso letterario giunto alla trentanovesima edizione. Ratzinger, però, era scortato e si fermò solo all’università. Difficile immaginare che possa essere salito di nascosto nella chiesa della Trinità. È l’unico alto prelato a Potenza quell’anno. La visita successiva è di Ersilio Tonini. Nel 1995 partecipa a un convegno organizzato dagli imprenditori cattolici. Poi tocca a Roger Etchegaray. Anche lui ritira il premio Basilicata, ma quattro anni dopo la scomparsa di Elisa. Nel 1997 la sua Opera omnia» stravince nella sezione «letteratura spirituale». Difficile poter credere che l’abbia perso uno di loro. Se il corpo è lì dal 12 settembre del 1993, come ritiene il professor Francesco Introna, quel bottone deve essere stato perso nel sottotetto prima dell’omicidio. Le visite più recenti, però, risalgono al 1981. I cardinali Paolo Benelli e Anastasio Ballestrero raggiungono i comuni lucani colpiti dal terremoto. Come sia finito nel sottotetto quel bottone il perito proprio non è riuscito ad accertarlo. Il professor Introna, nella sua consulenza tecnica, sostiene di averlo trovato nel sito di giacitura della salma. Proprio sotto al cadavere. «Il bottone rosso - si legge nella perizia - era parzialmente decomposto a causa degli acidi prodotti dalla putrefazione ei resti di Elisa». Un fenomeno che potrebbe aver anche alterato il colore. Esclusa la tonaca di don Mimì resta ora da capire a quanto tempo fa risalga quel bottone. E, soprattutto, bisogna stabilire se ha una connessione con l’omicidio. A chi apparteneva quel bottone? Qualcuno l’ha perso mentre spostava il cadavere? O è finito in quel posto in altre circostanze? Difficile fare u n’ipotesi. Così com’è difficile, al momento, escludere a priori che il bottone possa essere stato perduto da qualcuno prima del delitto. La stranezza, però, resta. (la gazzetta del mezzogiorno) |
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